Sabato 16 maggio parteciperò, in collegamento, a un incontro inserito nel programma del Salone Internazionale del Libro di Torino: “Il futuro conteso: giovani tra violenza e bellezza”.
Il titolo dell’incontro dice già molto del tempo che stiamo attraversando. I giovani crescono dentro un paesaggio in cui la violenza non è più un’eccezione lontana, ma una presenza quotidiana: guerre, immagini di distruzione, tensioni globali, linguaggi sempre più brutali. Eppure, proprio dentro questo scenario, resta aperta una domanda decisiva: quale spazio possono ancora avere la cultura, la bellezza, il pensiero critico?
Il mio contributo partirà da “Il pelecidio. Perché è moralmente giusto criticare Israele”, pubblicato da Multimage. È un libro nato dalla necessità di affrontare una questione scomoda: si può criticare Israele senza essere antisemiti? La mia risposta è sì. Non solo si può, ma in determinate condizioni si deve. Quando la critica riguarda le scelte politiche di uno Stato, la violazione dei diritti umani, la sofferenza dei civili e la sproporzione della violenza, tacere non è equilibrio. È rimozione.
Non credo che il compito della scrittura sia quello di rendere tutto più comodo. A volte scrivere significa entrare proprio nei punti in cui il discorso pubblico si inceppa, dove le parole vengono sequestrate dalla paura, dalla propaganda o dalla convenienza. “Il pelecidio” nasce da lì: dal tentativo di distinguere ciò che spesso viene volutamente confuso, cioè la critica politica, la denuncia morale e l’odio identitario.
L’incontro di Torino sarà anche un’occasione per ragionare sul ruolo delle nuove generazioni davanti alle crisi del presente. Non possiamo chiedere ai ragazzi di avere fiducia nel futuro se consegniamo loro solo macerie, cinismo e retorica. Ma non possiamo nemmeno limitarci a una speranza decorativa. La bellezza, se vuole essere una risposta alla violenza, deve diventare gesto concreto: cultura, educazione, memoria, capacità di leggere il potere e di non inginocchiarsi davanti alle semplificazioni.
Parteciperò insieme ad altri autori e progetti legati a Multimage, casa editrice da sempre impegnata sui temi della pace, della nonviolenza e dei diritti umani. L’incontro si terrà sabato 16 maggio, dalle 17:00 alle 18:00, presso Casa Umanista, in Lungo Dora Firenze 31, a Torino. Modera Daniela Brina.
Per me sarà un’occasione importante non soltanto per parlare di un libro, ma per continuare un percorso più ampio: usare la scrittura come strumento di attrito critico, soprattutto quando il presente pretende silenzio, prudenza o allineamento.
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