Nell’ultimo anno, tra i vari progetti, ho lavorato su quello che considero il più ambizioso su cui abbia mai messo le mani: provare a spiegare la morte.
Quell’ineluttabilità che scacciamo dalla mente per gran parte della nostra vita ma con cui, nessuno escluso, dovremo prima o poi fare i conti.
Non mi riferisco a ipotesi mistiche, religiose, narrative o metafisiche.
Parlo del guardare in faccia l’atto del morire e tentare di comprenderlo dal punto di vista fenomenologico, chimico ed esperienziale.
Elettroencefalogramma e scariche neurochimiche. Percezione del tempo e dilatazione temporale.
Il risultato di questo lavoro è diventato un libro estremamente accurato dal punto di vista scientifico, ma dalla collocazione complessa: sia per l’argomento trattato, sia per l’approccio freddo e lucido applicato a un tema profondamente viscerale.
A questo si aggiunge una consapevolezza personale: non provengo dal mondo delle neuroscienze, anche se il libro non è settoriale ma dichiaratamente sincretico.
Per questo motivo ho deciso di rinviare la pubblicazione del libro e di far passare prima la teoria attraverso le forche caudine della revisione scientifica.
Il primo passo di questo percorso è la pubblicazione della teoria nella sua forma più essenziale, nuda e cruda, sotto forma di preprint scientifico.
Questo rappresenta l’inizio di un cammino che proseguirà con il confronto accademico, il passaggio (si spera) attraverso un journal scientifico e, infine, con l’edizione di un libro divulgativo destinato a un pubblico più ampio.
Per chi volesse approfondire questa teoria sul morire e sull’ultima esperienza soggettiva della coscienza, il testo è disponibile in preprint su Zenodo, con DOI:
https://doi.org/10.5281/zenodo.18412376P.S. Zenodo è uno dei principali repository scientifici open access al mondo, sostenuto dal CERN, utilizzato per rendere pubblici articoli, dati e teorie in forma tracciabile, citabile e verificabile dalla comunità scientifica.
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